
Un autore o un’autrice difficilmente potrà intercettare tutti gli errori presenti nel suo testo di narrativa.
Questo è un concetto con cui può fare fatica a confrontarsi soprattutto chi è alle prime armi: ma purtroppo non basta essere semplicemente bravi a rileggere.
Nella rilettura di un romanzo entrano in gioco molti elementie, soprattutto, almeno 6 bias cognitivi che è molto difficile riuscire a eludere, da soli, in modo efficace.
Rileggere sempre e comunque
Chiariamo un aspetto fondamentale: è INDISPENSABILE che l’autore rilegga il proprio romanzo e ci lavori sopra, in una fase successiva alla prima stesura.
Ci sono modifiche alla trama e allo sviluppo fatte durante la stesura che vanno integrate in tutto il testo, ci sono caratteristiche dei personaggi che può essere stato necessario cambiare lungo il testo e ora vanno riadattate, ci sono dettagli delle ambientazioni della cui necessità ci si accorge in un secondo tempo.
E poi c’è lo stile: una frase o un paragrafo che non scorre, una parola non abbastanza evocativa, un dettaglio che va descritto in modo diverso.
Quelli legati alla revisione del proprio testo narrativo sono tutti lavori che vanno fatti prima dell’editing professionale, perché all’editor va sempre mandato il testo nella forma migliore possibile.
Ma purtroppo, per quanto si rilegga con attenzione e impegno, arriva il momento in cui fare da soli la correzione del proprio manoscritto non è più sufficiente: a un certo punto serve l’intervento dell’editor.
Perché nemmeno gli editor possono fare editing da soli sui propri testi
Non si tratta di una scelta a cui qualcuno (anche se è editor di professione) può sfuggire: per l’editing servono una lucidità e capacità analitica che non si possono avere sul proprio testo, perché l’autore non possiede la necessaria obiettività per giudicare la propria opera. Anche io, per i miei romanzi, mi sono affidata all’editing di terzi.
Il problema è soprattutto che il cervello dell’autore, mentre rilegge, non riesce a mettere da parte ciò che già sa. Questo altera profondamente la sua percezione del testo, e non è una questione di “impegno insufficiente” o di “mancanza di abilità” nel fare self-editing del romanzo.
Qui entra in gioco una serie di distorsioni cognitive – i cosiddetti bias – che impediscono di smontare e analizzare quanto scritto, e soprattutto di farlo nel modo in cui il romanzo meriterebbe.
Questo perché si rilegge con gli occhi, ma non con la testa, ovvero non con una reale distanza cognitiva: si scorrono le parole, ma a un certo punto nel farlo non si riesce più a essere davvero lucidi.
I bias che ti impediscono di fare editing da solo
È importante sottolineare che i bias che entrano in gioco in modo simultaneo sono almeno 6, ovvero non uno solo che magari potrebbe essere più facilmente gestibile.
Anche sapendo in cosa consistono, non è possibile pensare di poterli neutralizzare tutti in contemporanea e poter padroneggiare appieno il proprio testo.
Ecco più da vicino di quali bias si tratta:
1. Il bias della conoscenza (Curse of Knowledge)
La conoscenza è una vera e propria maledizione.
Chi scrive conosce già la storia: sa cosa intendeva dire con una determinata frase, cosa accade tra le righe, quali connessioni esistono tra i diversi passaggi della trama. Il lettore, invece, no: se non gli viene detto o comunicato in modo chiaro, finisce per perdersi ciò che l’autore voleva esprimere, perché non ha accesso alle informazioni che sono rimaste nella testa di chi scrive.
Durante la rilettura, l’autore tende inconsciamente a “colmare i vuoti” del testo con ciò che ha in mente, non accorgendosi di ciò che è effettivamente scritto.
Una scena che sulla pagina risulta ambigua o incompleta all’autore può sembrare perfettamente chiara: ma lui conosce il contesto implicito, il lettore no.
In concreto, alla fine mancano informazioni, alcuni passaggi logici vengono saltati, le motivazioni dei personaggi non sono del tutto comprensibili nemmeno nell’arco narrativo generale.
2. Il bias di conferma (Confirmation Bias)
Le persone prima di tutto prendono in considerazione la loro visione del mondo, scartando o sminuendo ciò che disturba le loro convinzioni preesistenti.
L’autore quindi, rileggendo il suo romanzo, cerca inconsciamente conferme del fatto che il testo funzioni. E non è un processo che sceglie di seguire in modo cosciente: è una forma di autoprotezione che scatta senza che se ne renda conto.
Tenderà perciò a ignorare e minimizzare le incoerenze, sminuire i problemi strutturali della storia, enfatizzare gli elementi riusciti, lasciandosi sfuggire anche i difetti più evidenti.
3. Il bias dell’effetto di attaccamento (Endowment Effect) rafforzato dalla Loss Aversion
Le persone attribuiscono un valore maggiore a un bene semplicemente perché è il loro bene, in loro possesso, di loro proprietà.
Di conseguenza, più tempo ed energia l’autore investe in un testo, più sviluppa un attaccamento emotivo verso ogni sua parte, anche quelle meno riuscite.
Tagliare un paragrafo, una scena o un intero personaggio potrà sembrargli una perdita irrinunciabile, anche quando è chiaramente necessario perché la storia riesca a stare in piedi, comunicare, emozionare, appassionare.
In concreto, non solo avrà difficoltà a “uccidere i propri tesori”, cioè a eliminare parti del testo a cui è emotivamente legato, ma percepirà quel taglio come una perdita.
4. L’effetto di familiarità (Familiarity Heuristic)
Per un senso di sicurezza, le persone amano scegliere ciò che conoscono.
Nel caso di un romanzo, dopo numerose riletture il testo diventa familiare: troppo familiare.
Il cervello, per questioni di efficienza, smette di leggere attivamente e inizia a “riconoscere” invece di analizzare.
È il motivo per cui un errore di battitura non viene più notato dopo aver riletto la stessa frase dieci volte, ma il rischio maggiore è che a essere invisibili siano anche le incongruenze.
5. Illusione di chiarezza (un meccanismo legato all’illusion of explanatory depth)
Le persone tendono a sopravvalutare la propria comprensione di un argomento, situazione o fenomeno, e la rilettura di un romanzo non fa eccezione.
Quando un autore rilegge, può avere l’impressione che tutto sia perfettamente comprensibile. In realtà, questa è un’illusione generata dalla padronanza del contenuto.
Il testo appare chiaro perché lo è nella mente dell’autore, non necessariamente sulla pagina.
Di conseguenza il worldbuilding potrebbe essere da rivedere e da integrare, oppure le descrizioni potrebbero essere insufficienti, oppure i dialoghi potrebbero non spiegare a sufficienza ciò che dovrebbero esprimere.
6. Bias dell’intenzionalità (Intentionality Bias)
Si tende a valutare ciò che si è scritto sulla base dell’intenzione con cui lo si è scritto, più che sull’effetto reale prodotto.
L’autore giudica il testo in base a ciò che voleva ottenere, non a ciò che ha effettivamente scritto.
Se una scena doveva essere commovente, l’autore tenderà a percepirla come tale anche se, per un lettore esterno, non lo è: e da qui risulterà una grave discrepanza tra l’effetto desiderato e l’effetto reale.
Il ruolo dell’editor per evitare i bias
Per questi motivi, fare da soli a un certo punto non basta più ed è necessario l’intervento di un editor (ovviamente un editor professionista, con esperienza, non improvvisato).
Il vantaggio è chiaro: a differenza dell’autore, l’editor non conosce le intenzioni nascoste, non ha un attaccamento emotivo al testo e, soprattutto, legge ciò che è effettivamente scritto, non ciò che dovrebbe esserci.
Questo gli consente di individuare con precisione i buchi narrativi, le incoerenze presenti, eventuali problemi di ritmo e struttura, eventuali debolezze stilistiche e tanto altro.
In questo modo emergono i problemi veri, ma anche le soluzioni.
…
È ciò che faccio io, come editor, quando mi viene affidato un romanzo, un testo di narrativa che è pronto per affrontare l’editing.
Quando l’autore dice basta alle sue revisioni, ed è pronto ad affidarmi il suo romanzo, lo accompagno nel confronto tra ciò che ha scritto e ciò che dovrebbe trovare il lettore nel testo. Evitandogli così di incappare nei 6 bias che ho descritto, ma soprattutto permettendogli di trovare la vera voce della sua storia, una voce capace di comunicare con il lettore.
Se anche tu hai un testo nel cassetto e vuoi testarlo, puoi inviarmi un estratto di qualche pagina e indicazioni su scadenze e lunghezza totale, contattandomi come indicato a questa pagina.
