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La comunicazione positiva in caso di crisi

by Simona

Il 23 febbraio era il giorno del mio compleanno e in Italia è stato il Giorno dell’Apocalisse da Coronavirus: Venezia chiude il Carnevale, gli eventi in tutta Italia vengono interrotti, rimandati, annullati, in qualche caso evitati da chi all’evento doveva andarci per dargli senso (gli espositori, gli imprenditori, ringraziano), in generale da un giorno all’altro qualunque contatto sociale diventa un male perché l’Altro potrebbe essere portatore del virus.

A vivere questa giornata (forse anche perché ero lontana da casa, a un evento) mi sono un po’ sentita calata in un film e forse anche questo mi ha spinto a prendermi qualche giorno per vedere cosa stava (e sta tuttora) succedendo attorno a me.

Un pensiero, da comunicatrice, però mi è venuto. E riguarda l’importanza di parlare in positivo anziché esprimersi in negativo.
Questo perché (come spiegano anche gli psicologi) usare frasi in positivo, evitando i “non” e le espressioni in negativo, ci aiuta a semplificare i concetti ma, soprattutto, a evitare di comunicare in modo ostile.

Spesso ci capita di usare frasi come:
“Non andare lì”
“Non ti chiudere su te stesso”
“Non stare storto”
“Non correre con le forbici in mano (questa me la diceva sempre mia mamma da piccola, creando scenari orrorifici che nemmeno Freddy Krueger aveva concepito)

che potrebbero anche essere espresse in altri modi:
“Lì c’è sporco”
“Esci e incontra di più i tuoi amici”
“Stai dritto”
“Posa le forbici prima di correre”

In un momento di confusione come quello che stiamo vivendo riguardo al Coronavirus, purtroppo il nostro cervello tende a cogliere molto di più i titoli spaventevoli che riguardano “morti” e “contagiati”. Inoltre anche le dichiarazioni dei politici in queste ore sono in molti casi volte al negativo: “Non vorrei allarmare”, “Non bisogna drammatizzare”, “Non bisogna diffondere il panico”.

Citando H.P. Lovecraft, la paura è il sentimento più antico e forte che l’uomo conosca e, come scrive Ray Bradbury in “Il Popolo dell’Autunno, “Abbiamo più paura del Nulla che di qualcosa“.

Per questo in questo momento non abbiamo bisogno di nutrire la paura, che non ha certo bisogno di nutrimento, né di stress, ma abbiamo bisogno di parole che ci facciano sentire compresi nelle nostre legittime paure e che ci spronino a tenere comportamenti corretti: ogni comunicazione andrebbe maggiormente pensata, elaborata in modo più consapevole, e rilasciata solo dopo averne analizzati in toto i possibili effetti.

Ne va della tranquillità di tutti.

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